Sisma del 24 agosto 2016

Stanotte, ancora una volta, il terremoto.

Avevo 7 anni nell’80, casa mia non ebbe danni, ma me le ricordo le notti a dormire in auto, il centro storico di Avellino distrutto, i soccorsi, la gente in lacrime per strada.

Mio padre anni dopo, mi raccontò di un giro che fece, nel cuore della notte tra il 23-24 novembre, tetti crollato per strada travolgendo auto e persone, edifici del centro storico di Avellino rasi al suolo… solo la guerra gli ricordava uno scenario simile.

Se decisi di fare ingegneria anni dopo è perchè quelle notti pensavo a come fare per evitare che tanta sofferenza si ripetesse.
La logica dei bambini…

Ricordo che a seguito del terremoto ci trasferimmo per qualche mese a Forlì.

Alla scossa del 14 febbraio 1981, molto più lieve, ricordo che già eravamo rientrati quaggiù.

Dopo… si… ricordo altre terremoti… il crollo a S. Giuliano di Puglia, il terremoto in Umbria, il terremoto di L’Aquila.

Anche adesso, su come è successo, cosa è successo e perchè, come tecnici, se ne dibatterà per anni. Sappiamo che i nostri edifici, sopratutto nei centri storici, sono estremamente vulnerabili. Uno degli articoli che, al momento, fa una panoramica generale, ma allo stesso tempo abbastanza completa della situazione degli edifici, è questo:

http://www.lavoripubblici.it/news/2016/08/CRONACA/Terremoto-centro-Italia-analisi-e-report-fotografico_17334.html

Per quanto riguarda invece le caratteristiche del terremoto in questo articolo ci sono delle considerazioni molto interessanti:

Sisma Centro Italia: l’analisi di Iunio Iervolino

Annunci

La mia storia…

Nacqui in una tarda mattinata di primavera, quando l’aria è frizzante e profumata, la natura si risveglia dai sonnolenti ritmi invernali, i colori diventano vividi ed intensi ed invogliano ad essere dinamici, propositivi e costruttivi.

Studi.
Ho una innata propensione per la tecnologia e la meccanica ed una mente molto vivace e creativa. Frequentai il Liceo Scientifico e poi Ingegneria all’Università di Salerno con indirizzo Civile e tesi in ingegneria delle strutture e successivamente il dottorato di ricerca nello stesso settore.
Gli anni dell’università li ricordo molto belli e stimolanti, sono stati intensi e stimolanti, negli ultimi anni affiancati da esperienze professionali mirate e utili alla mia formazione.

Ho la tendenza ad essere iperattivo e a non stare mai fermo e l’ambiente accademico è stato per questo il contesto ideale..
Le mie persone più care mi definivano all’epoca, affettuosamente, una via di mezzo tra Mc Giver e lo scienziato pazzo 🙂

Alcuni anni fa, avvertii la spinta di conoscere meglio me stesso, i miei aspetti più profondi, la mia spiritualità, tanto da considerare seriamente la possibilità, di ricominciare a studiare per conseguire una seconda laurea in Psicologia.

Questo a causa di un episodio tragico che ha avuto come protagonista una delle persone più importanti della mia vita.

Pensandoci e ripensandoci per alcuni mesi riflessione durata son arrivato alla decisione di voler studiare aspetti riferiti solo a persone psicologicamente sane, per scoprire  scoprire e allenare le loro potenzialità, portando alla luce le loro motivazioni, nella convinzione e nella fiducia di rendere più gratificante la loro vita.

Da lì, dopo altri mesi, la scoperta e la frequentazione che sto completando in questi mesi, di un master in Coach professionale.

Studiare, d’altra parte, è sempre stata una mia passione, perché apre la mente e mi permette di capire meglio e in modo più approfondito le persone.
Lavoro.
Dopo la fine del dottorato ed a tutt’oggi, mi occupo prevalentemente di edilizia civile ed industriale.

Mia intenzione è svolgere parallelamente anche l’attività i Coach.
Passioni.
Ho molti interessi e per i vari impegni devo sempre cercare di conciliare lavoro e tempo libero.

Mi piace la musica, suono la chitarra fin da adolescente. Quando posso vado a correre, pratico nuoto, ciclismo, attività che mi riportano all’infanzia e adolescenza.

Adoro il tango argentino, ballo da alcuni anni ma è una passione che mi affascina sempre di più.

Quando posso viaggio, prevalentemente in Europa. L’emozione del viaggio me la porto dentro fin da ragazzino. Ed ad ogni partenza son ancora adesso carico ed elettrizzato come un adolescente.

La 68° Mostra Internazionale del Cinema di VeneSSia, presenta…

…ebbene sì, ci siamo, quest’anno, avendo avuto l’accredito per la Mostra del cinema ed avevo decido di andarci… costi quel che costi 😉 .

La conferma che mi avevano assegnato l’accredito la ricevo da Roberto (dello Zia Ldia) che mi telefona in un caldissimo pomeriggio di metà agosto mentre sono in spiaggia sulla costiera romagnola a seguire, tra un bagno e l’altro, un torneo di beach volley.

Come solitamente capita, tra defezioni dell’ultimo minuto, eterne indecisioni, rientro dalle vacanze, varie ed eventuali, io e Roberto  prenotiamo biglietti e pernottamenti soltanto due giorni prima di partire, ancora col dubbio di quanti di quelli che del nostro gruppo sarebbero effettivamente stati “onorato ed accreditato pubblico” della Mostra.
Ancora, per via dei miei soliti incastri lavorativi, la mia permanenza a Venezia può esser di soli quattro giorni.
Se già non l’avete fatto, mettetevi comodi perché quel che segue è piuttosto lunghetto 😉

 

Alla mostra di Venezia

In corsivo le mie impressioni sui film.

Decidiamo subito di saltare a piè pari la preapertura (in sostanza nessuno di noi aveva la minima intenzione di seguire “Box Office 3D”) e partiamo, carichi di entusiasmo (tutti e due) e di valigie (solo Roberto che resterà per tutti i dieci giorni della Mostra) la sera del 3o agosto.

Arrivati alla Stazione Centrale di Napoli la situazione è drammatica: osservo il tabellone dei treni e noto che alcuni riportano oltre 200′ di ritardo, è il caos totale e sono circa le 22, il nostro treno dovrebbe partire alle 22:50 in direzione Bologna.

Alla stazione di Napoli Centrale

Per via dello sciopero del personale di bordo sui treni notturni, tra l’altro, siam riusciti a prenotare soltanto due cuccette, il viaggio, nonostante i compagni di viaggio tranquilli ed affabili, sarà massacrante.
Arriviamo a Venezia che son le 9 del mattino, abbiam passato la notte in viaggio, ma l’entusiasmo ci tiene ancora in piedi.

arrivo alla Laguna

Appena Scesi dal treno, Roberto va in para per via di un’ape mezza morta che trova sul marciapiede, non immortalo il momento per via della stanchezza, dopo un po’ lo convinco ad avvolgerla in un fazzolettino di carta e poggiarla sopra un cestino dei rifiuti.
All’uscita della Stazione di S. Lucia, anche se non è la prima volta che ci passo, vedere i gradini ed il marciapiede che finiscono praticamente in acqua e sullo sfondo i ponti della Laguna, è sempre un spettacolo molto suggestivo.


Subito andiamo in biglietteria per acquistare gli abbonamenti per i vaporetti, il nostro alloggio è sulla Giudecca, un po’ scomodo per via del fatto che, per arrivarci dovrem sempre passare per S.Marco.
Giriamo un po’ per la Giudecca in cerca dell’ostello, che sembra un po’ nascosto, ma una volta capita la strada diventa impossibile perdersi.
Ci prendiamo un paio d’ore per farci una doccia, star un po’ stesi (in cuccetta non ho quasi dormito: ho passato quasi tutto il viaggio in piedi nel corridoio a guardar la notte dal finestrino… molto cool direi…) e cambiarci.
Prendiamo il vaporetto verso S. Marco, nell’attesa della coincidenza per arrivare al Lido, immortalo due maschere.

 

Finalmente, verso mezzogiorno, dopo un altro paio di vaporetti (spero di non finire in qualche canale prima della fine della mostra, o di non farci cadere la macchina fotografica che ci ha prestato il buon vecchio CataRRo) arriviamo al Lido.
Dopo pochi minuti, siam ancora fuori dalle sale, notiamo un certo fermento e gruppetti di persone che si avviano verso il terminal dei motoscafi: sta arrivando George Clooney per la presentazione di “The Ides of March”.
Sbrigate nel più breve tempo possibile le faccende burocratiche per la consegna dell’accredito, preso, al volo un panino con caprese al bar del Movie Village, ci spariamo dritti dritti in direzione del primo film: “Crazy Horse” di Wiseman.
Non poteva esserci inizio migliore, si viene proiettati e travolti subito dalle bellissime immagini e dalle bellissime donne che passano sullo schermo, pur essendo, di fatto, un documentario, le quasi due ore volano in un battibaleno.
All’uscita della proiezione riusciamo a farci anche un paio di foto con alcune delle ragazze del Crazy Horse in sala …wow… 😛
Per il film successivo scelgo (Roberto va a seguire un’introspettiva di non ricordo bene chi o su cosa) “Love and Bruises” di Lou Ye, proprio dietro di me c’è Corinne Yam… ma l’ho scoprirò solo a fine proiezione 😉
Il film trasmette l’enorme paura della solitudine e del sentirsi inutile della protagonista, certi passaggi son davvero amari e squallidi. Pur essendo un lavoro dal fotte impatto emotivo e che tocca problematiche molto attuali pecca, a mio parere, di mancanza di originalità.
Il pomeriggio, o meglio, quel che ne resta, lo passiamo tra un’altra caprese (pagata un prezzo da rapina… mai più pasti al Movie Village) ed a scombattere col portatile di Roberto per le prenotazioni online: una delle novità di quest’anno per i biglietti.
Il meccanismo delle prenotazioni online, se funzionasse, consente di prenotare e stampare i biglietti per le proiezioni serali direttamente online semplicemente mettendo il codice dell’accredito, evitando le solite file pomeridiane ai botteghini.
Non scendo nei dettagli di come/cosa/quando, ad ogni modo, anche se non è intuitivo ed è un po’ complicato il meccanismo della registrazione… quel che conta è che funziona… basta solo capire come si fa 😉
Facciam un rapido giro in sala stampa e trovo Aldo, mi da’ qualche consiglio sui film da vedere, vediamo gli arrivi previsti per domani e facciam una sosta al bar del Casinò.
Nel frattempo si fan le 22, andiam a vedere “Vivan las Antipodas!” di Kossakovsky. E’ un film dove, a mio parere, bisogna semplicemente lasciarsi prendere dalle immagini, è infatti un lavoro dal fortissimo impatto visivo.
Le quattro storie si intrecciano con un armonia ed un equilibrio perfetto, anche se il tutto lascia la vaga sensazione di un semplice, seppur elaborato e tecnicamente eccelso, esercizio di stile. A me, alla lunga, un po’ anche per la stanchezza della notte in bianco, un po’ per la fame, ha annoiato, avrei gradito di più se fosse durato meno.
Sia io che Roberto siam stanchissimi, nonostante questo, dopo il film ci facciamo un giro al Lido e troviamo una festa ad ingresso libero per gli accreditati. Ci facciamo un giro in giro e sembra di essere capitati in quelle festone hoolywoodiane, tra donne in tiro e uomini ingiacchettati ed incravattati.
Scatto qualche foto in giro per il locale e ce ne andiamo a nanna… mi addormento come un sasso non appena poggio la testa sul cuscino.
La mattina dopo la sveglia è piuttosto presto, faccio una rapida colazione al volo con merendine e succhi di frutta  ed un cappuccino preso al volo a S. Marco in attesa del vaporetto.
Tutta questa corsa per arrivare al PalaBiennale attorno alle 9 per vedere “The Ides of March” di Clooney.
E’ un filmone politico vagamente thriller solido come una roccia. Certo, il cast di livello eccelso contribuisce in maniera significativa alla riuscita del film, ma anche l’intreccio delle situazioni ed il cinismo e crudele opportunismo del mondo della politica son tracciati con implacabile verosomiglianza… forse un filino esagerata in alcuni passaggi.
Appena finito, di corsa verso la Sala Grande, sta per iniziare “Summer Games” di Colla.
A me è sembrata una versione edulcorata ed adatta un po’ a tutti di “Un altro pianeta”, sempre interpretato da Merone. Anche questo film, però, per l’atmosfera estiva, riesce a coinvolgere lo spettatore nelle vicende, seppur drammaticamente banali, che narra.
Abbiamo un po’ di tempo per fare un giretto online e mangiar qualcosa, con meno fretta di ieri, passiamo per la sala stampa e… attenzione attenzione, capitiamo nel bel mezzo dell’intervista a Madonna (è qui a Venezia per presentare “W.E. che vedremo domattina).
Ci son persone che emanano un fascino ed un carisma palpabili e reali, come una sorta di campo magnetico, lo percepisco quelle volte che mi capita di avvicinare Pat Metheny, e lo percepisco oggi quando Madonna, in uscita dalla sala stampa, ci passa a pochi metri… nonostante fossimo in “zona solo accrediti” c’è molta ressa lo stesso, non c’è modo di scattare foto chiare.
Ripresi dall’emozione di aver visto Madonna, alle 14:30 si riparte, alla Sala Perla inizia “Scossa” di Maselli/Lizzani/Russo/Gregoretti.
Il film è diviso in quattro episodi. Tutti è quattro meritano, a mio parere forse solo l’episodio di Bruguglia appare eccessivamente didascalico e retorico. Nei primi tre lavori prevalgono i toni drammatici (con scene davvero crude e strazianti), l’ultimo episodio stempera un po’ l’atmosfera pesantissima ed oppressiva degli altri, con punte di autentica e triste comicità, lasciando un senso di profonda ed amara ironia.
Dopo il film ci avviamo verso la Sala Darsena, notiamo all’ingresso un certo assembramento, e notiamo, al centro della folla, Stefano Accorsi, Roberto ne approfitta per scattarsi qualche foto, io entro ed inizio a prender posto: tra pochi minuti inizia “Ruggine” di Gaglianone.
Molto difficile da commentare, Gaglianone cerca di dare un nuovo stile al cinema italiano, tirando fuori un lavoro decisamente più maturo e riuscito rispetto a “Nemmeno il destino”. Anche qui lo stile ha i toni molto diretti, ma i personaggi acquistano maggior spessore ed una notevole complessità psicologica, diversi i temi affrontati: emarginazione sociale, la voglia di crescere dei giovanissimi protagonisti, incontri/scontri generazionali.
Cinematograficamente mi è sembrato, in alcuni passaggi, troppo autocelebrativo, alla perenne ricerca della perfezione tecnica e stilistica perdendo un po’ di spontaneità.

Alla fine del film c’è un lungo dibatto con tutto il cast, qualche intervento da parte del pubblico un po’ sopra le righe.
Usciamo a fare un giro ed a riempire le bottiglie d’acqua (il caldo di questi giorni è infernale) e, da lontano, noto un tipo in giacca e cravatta che parla a telefono, la sua voce è inconfondibile.
E’ Nanni Moretti che, a passo svelto, si dirige alla prima visione di Carnage, lo fermiamo, parliamo un po’ e scattiamo qualche foto mentre è in fila all’ingresso della sala.
Andiamo a cenare qualcosa e troviamo una coppia di signori di mezza età che, sarà che ci han visti armeggiare col portatile, sarà per gli accrediti, insomma, non si capisce bene per chi ci han preso, ma attaccano bottone. Restano a parlare per circa una mezz’oretta, di cinema, di come Venezia si incasina di questi tempi, di viaggi e altro, voglion farsi una foto con me e Roberto.
Nel frattempo si fa ora di andare ad un’altra proiezione, alla Sala Darsena inizia “La Desintegration” di Faucon.
Film amarissimo e deprimente, non ha molta originalità ma affronta tematiche molto attuali, emarginazione sociale su tutto, amicizia, spirito di gruppo, alla fine della proiezione riesco, anche stavolta, a scattare un paio di foto al cast, e scambio due chiacchiere con una tipa interessante seduta a poche poltrone da me.
Restiamo per un po’ in giro per il Movie Village a far due passi. La serata è molto calda, ne approfittiamo per fare una passeggiata nella zona di Piazza S. Marco di notte… tra luci e musica è un’atmosfera splendida, ne approfitto per scattare un paio di foto, poi ci dirigiamo verso il letto.
Mattina seguente, sveglia e corsa al PalaBiennale per spararci di fila due film.
Il primo è “Carnage” di Polanski.
Ecco, è già difficile definirlo “film” perché di cinematografico ha ben poco: il tutto si svolge in una stanza, in tempo reale… ossia facendo a meno della frammentazione spazio-temporale propria della struttura narrativa di un film. Come una rappresentazione teatrale, il tutto è imperniato sulla bravura e capacità interpretative dei protagonisti e vengono a nudo debolezze, fragilità, manie e persecuzioni…
Il tempo di uscire e rientrare in sala che comincia “W.E” di Madonna.

E’ un film che ho trovato tecnicamente perfetto, si vede che Madonna è un’artista che vive da decenni nel mondo dello spettacolo.  Tutto fila via senza una sbavatura tra fotografia patinata, inquadrature perfette, quel che manca, a mio parere, è la sostanza, i contenuti… il film, bene o male si limita a narrare in maniera parallela due storie, sia pur intrecciate in modo armonico e fluido, ma lascia l’impressione di un semplice esercizio stilistico.

Alla fine, ce ne andiamo a mangiare qualcosa di buono ad un costo ragionevole in baretto/tavola calda a pochi passi dal PalaBiennale… per l’organizzazione delle proiezioni passeremo qui l’intera giornata.

Nel primo pomeriggio tocca a “Warriors of the Rainbow” di The-Sheng.
Si presenta come una sorta di Braveheart in versione orientale. Le scenografie ed i costumi sono superbi e faraonici ed il film, nonostante la lunghezza, si lascia guardare e non annoia mai, alternando momenti di guerra dalla cruda violenza ad altri più intimi e raccolti. In certi passaggi cade nella retorica, ma, a mio parere, in un lavoro del genere era inevitabile..
Altra uscita ed altro rientro in sala e si continua con “Scialla!” di Bruni.
E’ un film che, con leggerezza ed i toni della commedia, affronta tematiche decisamente attuali. I personaggi son tutti ben delineati e decisamente “normali” e verosimili, particolarmente riuscita mi è sembrata l’interpretazione di Bentivoglio/Bruno. Certo c’è qualche tocco di grottesco mal riuscito sul finale, ma, nel desolante panorama del cinema italiano, è un lavoro d’esordio da non sottovalutare.
Alla fine, ci allontaniamo per oggi dal PalaBiennale per dirigerci nel cuore del Movie Village. Lungo la strada, neanche a farlo apposta, incrociamo delle facce decisamente note: Fabrizio Bentivoglio, Filippo Scicchitano e Barbora Bobulova… il trio di Scialla 😉
Ci fermiamo per fare un paio di chiacchiere sul film e, ovviamente, non poteva mancare la foto con la Bobulova, che si dimostra molto affabile e cordiale.
Il resto della serata io e Roberto ci sparpagliamo un po’, personalmente, dopo un giro in giro, tra sala stampa e bar del casinò, me ne vado a vedere “Hail”
Un film piuttosto crudo che narra, tra carcere ed un delitto, di emarginazione e difficoltà nell’inserimento sociale, molto pesante e deprimente… ne esco dalla sala col cuore piccolo piccolo.
Ceno, con comodo, al Movie Village, mentre con Roberto navighiamo un po’ su Internet e facciamo un paio di prenotazioni online per i film dei giorni a seguire.
A mezzanotte, su consiglio di Aldo (che tra l’altro trovo in sala), andiamo a vedere “The Sorcerer and the White Snake” di Siu-Tung.
E’ un film fantasy, come del resto si intuiva dal titolo, in cui attori e computer graphic si mescolano in maniera abbastanza armonica. La trama non mi è sembrata originalissima, ad ogni modo le particolari atmosfere ammaliano ed affascinano e trascinano in un mondo da fiaba fino alla fine senza mai perder lo stile.
Usciamo che è veramente tardi, mi fermo a far due chiacchiere con Aldo che è ancora in giro, poi i soliti 2 vaporetti prima di vedere il letto.
In Ostello sono arrivate un paio di ragazze francesi (almeno credo, da come parlano), ma siam stanchissimi, le salutiamo al volo ed andiamo a dormire.
Il mattino seguente, solita sveglia-doccia-corsa per arrivare al Movie Village, oggi è il mio ultimo giorno completo qui a Venezia.
Ormai ci abbiam fatto l’abitudine, io e Roberto arriviamo al PalaBiennale senza neanche bisogno di parlarne, stamattina ci tocca subito un altro filmone: “A dangerous Method” di Cronenberg
Un film solido e ben costruito ma che mi è parso troppo artefatto e forzato.Talmente forzato da sembrarmi un po’ freddino e distaccato, di certo è un Cronenberg insolito che si dimostra all’altezza della situazione anche in questo contesto.
Alla fine del film corsa verso la Sala Perla per vedere “Lung Neaw Vists His Neighbours” di Tiravanija.
Non lo commento perchè, trovandolo troppo lento e noioso, sono uscito dopo circa un’ora di proiezione.
Vado a prenotare i biglietti per il film di stasera e chiacchiero un po’ con una biondina che credo sia una giornalista prendiamo insieme i biglietti, poi ci salutiamo… chissà se ci ritroveremo ancora, ho notato che, nel caos della Mostra del Cinema è difficilissimo incrociarsi, durante la giornata, troppa folla e troppo disordine tra entrate/uscite dalle proiezioni.
Ne approfitto, finalmente, per farmi un giro sul Lido. La giornata è caldissima, scendo sulla spiaggia e mi faccio una passeggiata in riva al mare.
Il tempo, fuori dal Movie Village, sembra volare, tant’è che si fa ora della fine del film e nemmeno me ne accorgo.
Torno in Sala Perla per vedere “Cut” di Naderi.
Il film, dietro la violenza estrema, al limite del sopportabile, offre un vero e proprio omaggio al grande cinema d’autore.
Si sommano citazioni su citazioni che creano un forte impatto visivo ed emotivo mescolandosi alle scazzottate del protagonista, indubbiamente da vedere, ma, chissà mai se lo vedremo in italiano.

Finisce così la mattinata, uno spuntino sostanzioso, un giro per il Movie Village e per la sala stampa e ci andiamo a vedere “Cose dell’altro mondo” di Patierno.
E’ per me il film più difficile da commentare, l’idea di base mi è sembrata molto originale accattivante… i problemi mi son sembrati tutto il resto… La prima parte del film fila via piuttosto bene, anche se, il tema poteva essere sviluppato in modo decisamente migliore… nella seconda parte la qualità del film si deteriora vistosamente tra buchi nella trama, situazioni appese… insomma un po’ arronzato come per finire il più alla svelta possibile.
Per situazioni e dialoghi infine ha troppo un sapore di già visto e sentito.

Siamo arrivati al tardo pomeriggio, altro giro, altro spuntino, anche se la stanchezza si fa sentire, mi stendo e dormo un po’ sui comodi divanetti della sala stampa, prendo qualcosa da bere al bar del Casinò (che, tra l’altro, ha dei bagni principeschi 😉 ), ma sto per crollare. Andiamo a vedere “The Orator” di Tamasese, ma, anche stavolta, evito di commentare: ho dormicchiato per quasi tutto il film, conservando le energie per il film di mezzanotte…
“Sal” di Franco
Il film trasmette un realismo estremo e diretto, con opportuno uso delle inquadrature e dell’audio in presa diretta, già dai primi minuti sembra dravvero di trovarsi spalla a spalla con i protagonisti.
Per la verità in sala, attorno metà film c’era qualcuno che ronfava, non ho ben capito se per stanchezzza (era ben oltre mezzanotte) o, effettivamente, per la noia e la lentezza di alcuni passaggi.

Durante la proiezione, noto infatti che, la biondina seduta di fianco a me (la stessa della biglietteria stamattina) si addormenta e dopo un po’, credo, si alza e va via.
All’uscita della proiezione, tra applausi, miniconferenza di James Franco ed un paio di chiacchiere in giro, si fa veramente tardi, arriviamo al terminal dei vaporetti che son circa le 4 del mattino.
A S. Marco notiamo due ragazze che, in attesa delle barche, arrotolano una pellicola cinematografica, son troppo stanco per far foto, vorrei fermarle per parlarci un po’, ma nel giro di pochi secondi passa il nostro vaporetto e dobbiam andar via.
La mattina dopo vengo svegliato da Roberto dopo sole 3 ore di sonno, nel primo pomeriggio ho il treno per tornar a casa e stamattina mi aspettano altri due film, sempre al PalaBiennale.
Mi faccio la doccia che mi sento una specie di zombie, solo dopo che mi lavo i capelli mi sveglio un po’ e preparo il trolley, lo lascio al deposito bagagli del PalaBiennale e corro in sala per il gran finale:
“Contagion” di Soderbergh
Per la verità mi sembra il solito filmone catastrofico trito e ritrito, fatto apposta per il grande pubblico, c’è qualche colpo di scena interessante, ma esaurita la curiosità della prima parte, l’ultima mezz’ora del film è, a mio parere, un inutile tirar per le lunghe un finale che è anche deludente.
Il tempo, come di consueto, di uscire e rientrare in sala e tocca a “Alpis” di Lanthimos
Un film ermetico e difficile, si presta a più chiavi di lettura, molto viene lasciato all’intuizione dello spettatore.
Va seguito con una certa attenzione, il che non è sempre facile, dati alcuni passaggi abbastanza pesanti. Il tutto è condotto con un tatto ed una sensibilità magistrali, credo questa sia la forza del film.
Nonostante a Venezia si sia beccato qualche fischio, a me è piaciuto e mi ha fatto piacere che abbia vinto il premio Osella per la sceneggiatura 😉

Esco dalla sala, raccolgo il trolley, vorrei mangiar qualcosa al volo ma, al baretto/tavola calda vicino al PalaBiennale c’è troppa folla, inoltre, tra un po’ fermeranno i vaporetti per via della regata, ragion per cui, saluto Roberto ed inizia il rientro, attraversando Canal Grande scatto un bel po’ di foto prima di arrivare alla Stazione S. Lucia…

Sono sul FrecciaRossa che mi sta portando a Napoli, tirando le conclusioni, ho sfruttato al limite dell’umana resistenza l’accredito, arrivando a dormire anche 3 ore a notte, ho visto circa una ventina di film, qualcuno davvero bello, qualcuno un po’ meno, complessivamente la qualità mi è sembrata decisamente buona… l’anno prossimo penso di tornare, magari più organizzato 😉
Impressioni a caldo.. o meglio, a semifreddo 😉 sulla rassegna.
Denominator comune di questa edizione e, a quanto ho capito, di tutte quelle degli ultimi anni, è il disordine e la disorganizzazione, sopratutto per gli spettacoli serali per pubblico e accrediti.
In un paio di circostanze i biglietti online erano esauriti, ma alla proiezione vaste zone della sala erano vuote… capito il giochetto, faccia di bronzo ed accredito ben in vista (al Palazzo del Casinò eravam tutti controllatissimi, sempre), ho iniziato ad andare alle proiezioni con un po’ di anticipo per sedermi nei posti migliori, spostandomi solo nel caso in cui si presentasse chi avesse effettivamente prenotato 😉
Velo pietoso sul nuovo Palazzo del Cinema… temo che ne vedremo solo lo scavo ancora per molti anni 😦
Pessimo, nonostante il roboante nome, il PalaBiennale: poltrone… o meglio, sedie, rovinate e scomode, audio che saltava quasi ad ogni proiezione servizi igienici improponibili; unico aspetto positivo: a pochi metri dal PalaBiennale c’è un bar/tavola calda dai prezzi decisamente abbordabili del quale, ovviamente, son subito diventato cliente fisso 😀
Il suono del cellulare mi richiama spietatamente alla realtà: è lo studio. Ho giusto il tempo di arrivare a casa, svuotar la valigia, farmi una doccia, mangiare qualcosa, e buttarmi sul letto per recuperare un po’ di stanchezza accumulata in questi giorni… neanche quando son tornato dall’Oktoberfest ero così distrutto.
La fiaba di Venezia e della Mostra del Cinema, per me quest’anno finisce qui.

Questi giorni…

E’ finita l’ondata di neve ma è ancora freddissimo, sto uscendo di casa giusto per andare allo studio e far la spesa ormai da due settimane, la macchina è ancora “congelata” in garage…

Sto approfittando di queste giornate, che sembrano dai tempi così dilatati, per mettere un po’ di ordine tra le mie cose, cazzarola… è da quando ho iniziato il dottorato che non ho mai preso fiato.
Sono così, un po’ “sciarmato”, come si dice a Napoli: alterno periodi che mi lascio un po’ andare ad altri che sono la persona più precisina e perfettina dell’universo.

Sto buttando giù due righe sulla mia avventura alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011, credo, nel giro di qualche giorno, di caricarle.

Oggi…

Oggi la situazione neve è decisamente migliorata, ma le temperature sono ancora praticamente polari, nel pomeriggio ho dato una mano per la presentazione di un mio amico che a breve si laureerà in ingegneria, dal momento che già lavora da anni, non so fino e che punto effettivamente gli convenga, ma vabbè, restar in casa quasi tutto il giorno inizia ad essere deprimente.

Nel tardo pomeriggio mi arriva un’e-mail da uno studente universitario indiano: scrive, non riporto il testo per ovvi motivi di privacy, che è rimasto colpito dall’articolo pubblicato qualche giorno fa e sarebbe interessato a condurre uno stage presso il mio dipartimento nell’estate 2012 ed allega il curriculum. Il ragazzo sembra un tipo davvero sveglio ed in gamba, probabilmente starà inviando centinaia e centinaia di e-mail in giro per il pianeta in cerca di qualcosa.

Probabilmente però nessuno gli ha (ancora) spiegato che in Italia fare ricerca non è che sia molto conveniente, anzi, più che un lavoro vero e sempre più una sorta di “volontariato intellettuale”(tm).

Terzo articolo su rivista ;)

Proprio ier sera ho ricevuto l’e-mail col pdf dell’offprint dell’articolo 😉
L’articolo è questo:

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0950061811007902

Quasi bloccato in casa da circa tre giorni per via della neve e… ieri mi so’ perso pure una catena… vabbè, vado a caccia… di catene.

Chi sono

Ingegnere, dottore di ricerca, insegno, appassionato di cinema e musica.

In questo blog cercherò di scrivere qualcosa, frammenti, aneddoti, magari… emozioni,  sia sulle mie attività lavorative, prevalentemente ingegneria e didattica, sia sulle mie grandi passioni: musica e cinema.

http://wp.me/P2cEEw-2